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QUANDO SI EFFETTUA?
La mastopessi, spesso abbinata all’impianto di una protesi, consente di restituire compattezza e sostegno ad un seno svuotato dal tempo, dagli allattamenti o dal dimagrimento. Lo scopo è quello di riposizionare un seno ptosico (“sceso”) nella sua posizione originaria. La mastopessi, conosciuta anche come “lifting del seno”, consente inoltre di ridisegnare l’areola, riducendone le dimensioni se troppo larga e ricollocando nella corretta posizione il capezzolo. Il risultato è un seno più sostenuto, rimodellato e giovanile.
PERCHÈ IL SENO “CADE IN BASSO”?
Il fisiologico processo di invecchiamento dei tessuti comporta una ptosi, cioè una “caduta” verso il basso, per gravità, delle mammelle: ciò dipende dalla perdita di tono e dall’allungamento dei legamenti di Cooper, che, come “tiranti” o se vogliamo come una sorta di “reggiseno naturale interno”, tengono le mammelle ancorate alla fascia del muscolo pettorale; quando sottoposti a stress eccessivi, oppure per semplice usura, essi cedono e non “trattengono” più le mammelle. Le mammelle ptosiche in alcuni casi possono essere di dimensioni maggiori del normale: si tratta delle situazioni di ipertrofia mammaria o gigantomastia, dove una ghiandola mammaria per natura eccessivamente grande, a causa del suo peso, cade in basso: la mastopessi in questi casi si associa ad una riduzione mammaria (mastoplastica riduttiva). In molti altri casi invece le mammelle ptosiche risultano essere francamente più piccole del normale, svuotate nel loro polo superiore, con pelle in eccesso, spesso raggrinzita e ricca di smagliature: sono le situazioni che riscontriamo frequentemente nelle donne che hanno avuto una o più gravidanze, con o senza allattamento, oppure nelle donne che hanno subito importanti dimagrimenti: la variazione brusca di volume delle mammelle comporta alla fine un cedimento delle strutture di sostegno: in tali casi la mastopessi spessissimo si associa all’impianto di una protesi mammaria (mastoplastica additiva) o ad altre procedure di aumento, come il lipofilling, al fine di correggere non solo la posizione, ma anche il volume del seno. La prevenzione della ptosi è francamente molto poco praticabile nella realtà: evitare sbalzi ponderali eccessivi e indossare reggiseni assai sostenitivi sono le uniche “armi” a disposizione delle donne; spesso ciò è inutile, in quanto la tendenza alla ptosi mammaria è fisiologica ed i fattori individuali-genetici sono molto importanti. Inefficace, anzi teoricamente peggiorativa, in quanto asciuga ancor di più la mammella, è l’attività sportiva.
COME SI INTERVIENE E QUALI SONO LE CICATRICI?
Le tecniche chirurgiche di correzione della ptosi mammaria sono moltissime, ma per semplicità e per facilitarne alle pazienti la comprensione conviene riferirsi alle cicatrici che ogni tecnica comporta: possiamo quindi riassumere le varie tecniche in 3 tipologie principali: mastopessi a cicatrice periareolare – “round block”; mastopessi a cicatrice periareolare e verticale; mastopessi a cicatrice periareolare, verticale e orizzontale ( la c.d. “T invertita”). La scelta della tecnica corretta dipende soprattutto dal grado di ptosi, cioè da quanto la mammella “appoggia” sul torace (ptosi ghiandolare) e da quanto l’areola è scesa in basso (ptosi del CAC – complesso areola capezzolo).
In linea di principio, quanto più la mammela è scesa, tanto più bisogna “lavorare” sulla ghiandola e sulla pelle per riportarla in alto: se quindi per una ptosi lieve basterà asportare solo un anello di pelle attorno all’areola, che spesso viene anche ridotta di dimensioni, con una sutura finale circolare (mastopessi cutanea round block – periareolare), nelle ptosi più importanti bisogna necessariamente, al fine di garantire un risultato stabile nel tempo e cicatrici di ottima qualità, rimodellare tutto il parenchima mammario e fissare la ghiandola più in alto alla fascia del muscolo pettorale, asportando pelle non solo attorno all’areola, ma anche in basso, nel suo polo inferiore: mastopessi a cicatrice verticale. Nei casi di grave ptosi alla cicatrice verticale si dovrà “aggiungere” una cicatrice orizzontale nel solco mammario.
LA SCELTA DELLA TECNICA GIUSTA
La scelta della tecnica corretta, nel singolo caso, darà il massimo di risultato in termini di stabilità nel tempo e qualità delle cicatrici: bisogna capire che il chirurgo plastico non ama “lasciare” troppe cicatrici, e quindi cercherà sempre di eseguire suture estetiche e della minor lunghezza possibile; tuttavia il numero e l’estensione delle cicatrici sono, direi, “obbligatorie”: ad esempio, applicare la tecnica a cicatrice periareolare semplice in un seno troppo sceso, produce una cicatrice larga e di pessima qualità, proprio perché la tecnica corretta comporta un rimodellamento della ghiandola mammaria più importante, con una cicatrice residua verticale. In parole povere, spesso si corre il rischio – nel tentativo di lasciare meno “segni” possibile sulla pelle – di ottenere un risultato esteticamente povero, una recidiva precoce della ptosi e cicatrici orribili! Meglio una buona cicatrice in piu’, ben presto poco o per nulla visibile, che una cicatrice in meno, ma estremamente larga o spessa. D’altro canto esistono tecniche nuove che permettono di “accorciare”molto le cicatrici, soprattutto la verticale e l’orizzontale nel solco mammario; come anche tecniche che migliorano la proiezione del polo mammario superiore senza l’impianto di protesi (mastopessi con “autoprotesi”).
QUANDO SI ESEGUE LA MASTOPESSI CON MASTOPLASTICA ADDITIVA? COMBINAZIONE CON ALTRI INTERVENTI
Se il seno è anche piccolo, si esegue anche una mastoplastica additiva, utilizzando di preferenza protesi anatomiche, perché essendo queste più proiettate a livello della loro base rispetto alle protesi rotonde, “correggono” maggiormente la ptosi mammaria, sostenendo la ghiandola dal basso; se invece il seno ptosico è anche grande, si esegue una concomitante riduzione mammaria. Spesso la mastopessi viene eseguita assieme ad altre procedure chirurgiche di rimodellamento corporeo, soprattutto l’addominoplastica, in quanto le pazienti che, ad esempio, presentano cedimento dei tessuti mammari a causa della gravidanza o di un calo ponderale, manifestano le medesime problematiche di “pelle svuotata” a livello dell’addome.
L’ANESTESIA
Oggi la maggior parte dei nostri interventi si esegue in anestesia locale e sedazione profonda: ciò consente alla paziente di recuperare presto e brillantemente, di ritornare a casa la sera stessa e di non manifestare molti effetti indesiderati legati ad una anestesia generale con intubazione.
È DOLOROSA?
Nelle mastopessi semplici il dolore è minimo o assente, perché il “lavoro chirurgico” si limita ad un rimodellamento dei tessuti superficiali, cioè pelle, grasso e ghiandola. Nelle pessi associate all’impianto retromuscolare di protesi mammarie, la paziente può avvertire un senso di fastidio o tensione pettorale, di breve durata, legato allo stress cui è stato sottoposto il muscolo per posizionare la protesi. Niente di esagerato, comunque ben controllabile con comuni farmaci analgesici.
COME CI SI DEVE COMPORTARE DOPO LA MASTOPESSI
Il preoperatorio non si discosta da qualunque altro intervento chirurgico, quindi bisognerà eseguire I consueti esami ( esami ematici, ecg e ecografia mammaria) e mantenere il digiuno dalla sera prima. Nel post operatorio si dovrà indossare uno specifico reggiseno sostenitivo per circa un mese, evitando bruschi movimenti con la parte alta del corpo e le braccia per circa 20 giorni.
QUANDO SI ESEGUE?
La mastoplastica è attualmente uno degli interventi più richiesti dalle donne. Tra tutte le procedure di chirurgia estetica, la mastoplastica additiva è al primo posto, seguita dalla liposcultura. Sono tanti i motivi che portano le pazienti a desiderare ardentemente un seno “nuovo”: la mastoplastica additiva si esegue in casi di dimensioni troppo piccole delle mammelle, oppure in mammelle “svuotate” dall’allattamento o da rapidi dimagrimenti, ed infine nei casi di asimmetrie di volume tra le due mammelle.
IN COSA CONSISTE?
La mastoplastica additiva consiste nell’inserimento di protesi mammarie di forme e materiali diversi: rotonde o anatomiche (“a goccia”), a superficie liscia o testurizzata (“rugosa”), in gel di silicone o in altri materiali. La scelta delle protesi da utilizzare nel singolo caso viene condotta, dopo un approfondito colloquio, sulla base delle personali aspettative della paziente.
SICURA? SI PUO’ ALLATTARE?
La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico sicuro se condotto da uno specialista in chirurgia plastica ed estetica che abbia una sufficiente esperienza di mastoplastiche. Utilizzo soltanto protesi assicurate e garantite a vita contro il rischio di rottura e rigetto. Dopo l’intervento di mastoplastica additiva si può allattare, poiché la ghiandola, l’areola e il capezzolo stesso non vengono coinvolti dall’intervento e continuano a funzionare normalmente.
COSA SI DEVE FARE PRIMA DELL’INTERVENTO?
Sono sempre richiesti degli esami del sangue, un elettrocardiogramma ed una ecografia mammaria, che verranno valutati dal chirurgo e dall’anestesista alcuni giorni prima. La paziente dovrà restare digiuna dalla sera precedente (cena leggera entro le ore 22.00) se l’intervento è programmato al mattino, evitando anche di assumere acqua per almeno 6 ore prima dell’operazione di mastoplastica additiva. Per almeno 10 giorni prima della mastoplastica bisogna evitare di assumere aspirina o derivati dell’aspirina. Qualunque altro farmaco assunto di norma dovrà essere comunicato al medico.
QUANTO DURA L’OPERAZIONE?
La mastoplastica additiva semplice richiede meno di un ora di intervento. Viene eseguita di norma in day-hospital (ricovero di un giorno). Dopo circa 6 ore la paziente è dimessa e puo’ tornare a casa accompagnata.
L’ANESTESIA
La mastoplastica additiva, così come tutte le altre mastoplastiche, viene da me eseguita in sedazione profonda: il mio anestesista somministra alla paziente per via endovenosa (flebo) un “cocktail” di farmaci che “addormentano” la paziente: gli effetti sono quelli di una anestesia generale, cioè incoscienza, assenza di dolore e amnesia retrograda (la paziente si sveglia soltanto a fine intervento e non ricorda nulla), ma col vantaggio che nella sedazione profonda, che non comporta l’intubazione come invece accade nell’anestesia generale, si respira autonomamente, ci si sveglia subito senza avvertire nessun disturbo e si puo’ tornare a casa camminando dopo poche ore di osservazione in clinica. Il chirurgo esegue contestualmente anche l’anestesia locale delle mammelle.
È DOLOROSA?
Dopo l’operazione di mastoplastica additiva la paziente può avvertire lievi dolori al petto e nei movimenti delle braccia, che scompaiono in meno di 1 settimana. Nella maggior parte delle pazienti sono sufficienti dei blandi analgesici da assumere per pochi giorni per eliminare pressochè completamente il fastidio inziale.
CI SONO DRENAGGI?
Salvo casi particolari (pazienti con deficit della coagulazione o che manifestano un notevole sanguinamento intraoperatorio) non posiziono mai drenaggi, ma eseguo un’attenta emostasi e un bendaggio molto stretto per comprimere le mammelle e tenere in posizione le protesi.
COME CI SI DEVE COMPORTARE NEI PRIMI GIORNI DOPO L’INTERVENTO?
Per i primi 3 giorni dopo l’intervento di mastoplastica additiva è raccomandato un riposo attivo a casa; sucCessivamente il bendaggio verrà sostituito a studio con un apposito reggiseno con fascia integrata da me fornito, che dovrà essere indossato di notte per un mese e di giorno per 15 giorni. Nel caso di impianto di protesi anatomiche è raccomandabile di dormire supini (“a pancia in sù”) per circa un mese. Si puo’ riprendere l’attività lavorativa già dopo 7 giorni, che possono diventare di più se si svolge una professione fisicamente più impegnativa rispetto ad un lavoro da ufficio.
L’attività sportiva potrà essere ripresa dopo circa 15 giorni per quanto riguarda “la parte bassa” del corpo (es. cyclette o corsa su tapis roulant) indossando sempre il reggiseno sostenitivo; il petto potrà essere allenato dopo 30 giorni.
Si puo’ riprendere la guida dell’auto dopo 5-7 giorni per brevi tragitti; lunghi viaggi in auto si possono sostenere, guidando, dopo 20-30 giorni.
Si può esporsi al sole dopo la scomparsa delle ecchimosi (lividi) che normalmente svaniscono del tutto in 2-3 settimane.
MEDICAZIONI E CONTROLLI PERIODICI
Dopo l’intervento di mastoplastica additiva la paziente dovrà recarsi in ambulatorio per eseguire due o tre medicazioni: di norma dopo 3, (7) e 15 giorni; le suture sono quasi sempre completamente interne, pertanto non è necessario “rimuovere i punti”. Successivi controli periodici veranno effettuati dopo 1 mese, 3 mesi, 6 e 12 mesi dall’intervento. A 12 mesi dall’intrevento verrà prescritta di routine anche una ecografia di controllo.
CONSIGLI GENERALI
Dopo 15 giorni la paziente dovrà applicare sulle ferite delle specifiche creme per cicatrici, due volte al giorno per 2-3 mesi. Dopo circa 20-30 giorni la paziente dovrà eseguire dei massaggi del seno, che verranno illustrati dal chirurgo, per 3-5 volte al giorno per i primi 2-3 mesi, allo scopo di ammorbidirlo. Non ci sono assolutamente controindicazioni ai viaggi in aereo o alle immersioni subacquee.
REGGISENI
A distanza di 30 giorni dall’intervento potranno essere indossati i comuni reggiseni, evitando però quelli “col ferretto” nel caso di impianto di protesi dal solco mammario: questi potranno essere indossati solo dopo 2-3 mesi. L’utilizzo routinario di un comune reggiseno è raccomandato sopratutto nei casi di impianto di protesi voluminose. Se la paziente pratica sport di contatto, dovrà indossare durante l’attività fisica un reggiseno sportivo stretto.
LASCIA CICATRICI?
Le protesi utilizzate nella mastoplastica additiva vengono inserite attraverso 3 possibili incisioni della pelle, localizzate in zone “strategiche” per renderle fin da subito nascoste: nel solco mammario, nel cavo ascellare o tra la cute bianca e la parte scura della regione areolare (emiperiareolare). La scelta della via di inserimento viene fatta dal chirurgo che, sentite le preferenze della paziente, valuterà se “passare” dall’areola, dal solco o dall’ascella in base alle dimensioni delle areole e delle protesi: protesi grandi non potranno facilmente essere inserite attraverso areole piccole, ma dovranno essere impiantate dal solco mammario o dall’ascella. Dopo pochi mesi dall’intervento, tutte le incisioni risulteranno pressoché invisibili.
RISULTATO DEFINITIVO
Particolarmente nella mastoplastica additiva con protesi retromuscolari, il seno apparirà completamente “in posizione” solo dopo 2-3 mesi dall’intervento. Nelle prime settimane infatti le protesi spesso risultano leggermente alte, a causa di una leggera contrattura del muscolo; spontaneamente e indossando lo specifico reggiseno con fascia (che esercita una spinta in basso sul muscolo) le protesi “scenderanno” leggermente, garantendo un ottimo e naturale risultato. Anche la valutazione del volume delle mammelle dovrà essere fatta in via definitiva solo dopo 3-6 mesi, cioè alla scomparsa del fisiologico edema ( gonfiore) che sempre si manifesta dopo la mastoplastica additiva.
COSA È? QUANDO È INDICATA?
La mastoplastica riduttiva si esegue quando il seno è eccessivamente grande, voluminoso e cadente: permette di ridurne il volume e di sollevare le mammele; l’ipetrofia mammaria ( eccessiva grandezza delle mammelle) rappresenta una situazione frequente, che può causare disagio e fastidi di varia natura, legati al peso eccessivo, come dolori alla schiena e difficoltà nelle attività sportive o semplicemente nell’indossare abiti o reggiseni.
La mastoplastica riduttiva si associa sempre alla mastopessi, perchè un seno grande è sempre cadente: le cicatrici saranno le stesse che ritroviamo nelle mastopessi, quindi attorno all’areola, che viene spesso rimpicciolita; dall’areola al solco mammario e infine una cicatrice orizzontale che “coincide” proprio col solco stesso. L’anestesia, il comportamento da tenere nei giorni successivi all’intervento e le possibili complicanze sono sovrapponibili a quelle già descritte per le mastopessi.
IN COSA CONSISTE?
Nel caso della mastoplastica riduttiva, il chirurgo effettua un’asportazione di grasso e cute in eccesso e riduce la ghiandola mammaria.
È SICURA?
La mastoplastica riduttiva è un intervento chirurgico sicuro. Tutte le protesi utilizzate sono assicurate e garantite. Dopo l’operazione il paziente può avvertire lievi dolori al petto e nei movimenti delle braccia, che passano in meno di 1 settimana.
LASCIA CICATRICI?
Per la mastoplastica riduttiva, le incisioni saranno circonferenziali attorno all’areola (tecnica “round block”), talora anche con cicatrice verticale, o infine a forma d’ancora ( a “T” rovesciata) per le riduzioni più importanti.
QUALE FORMA?
Le dimensioni del seno devono essere proporzionate alla silhouette della paziente.
IL RISULTATO?
Grazie alla mastoplastica riduttiva il seno risulta più piccolo, tonico e giovane: la figura acquista in vestibilità e diventa più elegante ed armoniosa.
IN PILLOLE
Il risultato è permanente e naturale, sia alla vista che al tatto. Dopo un intervento di mastoplastica si può allattare, poiché la ghiandola, l’areola e il capezzolo stesso non vengono coinvolti dall’intervento e continuano a funzionare normalmente
COSA È?
La mastoplastica correttiva è l’intervento che permette di correggere alcune anomalie di forma e/o di posizione delle mammelle. Le anomalie possono essere congenite, oppure dovute a precedenti interventi chirurgici. Inoltre, consente di trattare particolari malformazioni, come l’introflessione dei capezzoli.
QUANDO È INDICATA?
La mastoplastica correttiva aiuta a risolvere quelle imperfezioni del seno (come la cosiddetta conformazione “a pera” o mammella “tuberosa”) che possono creare disagio psicologico e un basso senso di autostima in una donna. Questa procedura è inoltre consigliata in quelle donne che desiderano correggere i capezzoli introflessi o che necessitano di una revisione di precedenti interventi chirurgici, e che presentano asimmetrie, protesi mammarie da sostituire o cicatrici da eliminare. In particolare, la correzione delle mammelle tuberose richiede quasi sempre l’impianto di protesi mammarie, quindi una mastoplastica additiva associata a particolari tecniche di “espansione” della ghiandola mammaria.
IN COSA CONSISTE?
Le procedure chirurgiche sono variabili da caso a caso: molto veloce ad esempio e’la correzione dei capezzoli introflessi; più elaborata la correzione delle mammelle “tuberose”. Il chirurgo esaminerà attentamente le attuali condizioni delle mammelle, dell’areola e del capezzolo e comunicherà metodi e tecniche da utilizzare per effettuare l’intervento e risolvere definitivamente il problema.
È SICURA?
Come tutte le altre tipologie di mastoplastica, anche questa è un’operazione assolutamente sicura. Le uniche lievi conseguenze post-intervento consistono nella comparsa di gonfiori ed ecchimosi nei giorni immediatamente successivi all’intervento.
LASCIA CICATRICI?
L’intervento di norma non lascia cicatrici visibili, in quanto nascoste in zone strategiche.
QUALE FORMA?
La mastoplastica correttiva permette di restituire armonia, vigore e quella rotondità necessaria che deve avere il seno e a cui le donne prestano moltissima attenzione.
IL RISULTATO?
Il risultato è permanente e naturale, sia alla vista che al tatto. Dopo un intervento di mastoplastica correttiva, si può allattare, poiché la ghiandola, l’areola e il capezzolo stesso non vengono lesionati dall’intervento e continuano a funzionare normalmente.
IN PILLOLE
L’intervento è effettuato in sedazione profonda ed ha una durata di due ore circa.
Dopo un paio di giorni di riposo, già dal terzo sarà possibile riprendere la normale routine quotidiana e lavorativa con moderazione, mentre per l’attività fisica è consigliabile attendere circa 4 settimane. La paziente indosserà uno speciale reggiseno sostenitivo per un mese.
COSA È?
La mastoplastica correttiva per capezzolo introflesso è un intervento chirurgico che “riporta all’esterno” i capezzoli, quando per motivi costituzionali o post traumatici siano rimasti “incarcerati” dentro le mammelle.
QUANDO È INDICATA?
La presenza di capezzoli introflessi è una situazione molto comune: in alcuni casi i capezzoli sono sempre “dentro” l’areola, in altri “escono fuori” solo in particolari condizioni di stimolazione. Ciò può costituire motivo di imbarazzo per molte donne, oltre a ostacolare spesso anche l’allattamento.
IN COSA CONSISTE?
Mediante un’incisione periareolare, cioè sul contorno dell’areola, si individuano i condotti galattofori (del latte) e si “sbrigliano” le aderenze che li trattengono in profondità, impedendo che il capezzolo resti “fuori”. Ulteriori procedure possono essere praticate sulla punta del capezzolo per stabilizzarlo all’esterno. L’intervento di mastoplastica correttiva per capezzolo introflesso viene eseguito in anestesia locale e sedazione.
È SICURA?
La correzione dei capezzoli introflessi non comporta alcuna limitazione a successivi allattamenti, poiché non vengono tagliati i dotti galattofori, ma soltanto liberati dalle aderenze. Le suture non lasciano cicatrici visibili, essendo queste collocate al confine tra pelle scura dell’areola e pelle chiara delle mammelle.
QUALE FORMA?
Il capezzolo presenterà una forma ed una pozione normale. Spesso la procedura si associa ad altre tipologie di mastoplastica, come la mastoplastica additiva (l’impianto di una protesi può aiutare a “mantenere estroflesso” il capezzolo) o la mastopessi (sollevamento del seno), approfittando del fatto che non si debbono aggiungere ulteriori cicatrici, ma si sfruttano quelle dell’intervento sul capezzolo.
IL RISULTATO?
Il risultato è definitivo. Nei casi più difficili, se il capezzolo tende a “rientrare”, può rendersi necessario un successivo intervento di correzione, eseguibile in genere a pochi mesi dal primo, senza aggiungere alte cicatrici, ma “riprendendo” quelle vecchie.
IN PILLOLE
La procedura di mastoplastica correttiva per capezzolo introflesso permette alla paziente di riprendere praticamente subito le sue normali attività quotidiane, con l’accortezza di evitare sforzi importanti per almeno 15-20 giorni. Il dolore post operatorio è praticamente assente e ben controllabile dai comuni farmaci antidolorifici.
COSA È?
La mastoplastica correttiva per mammella tuberosa è un intervento chirurgico che corregge una vera e propria malformazione della mammella.
QUANDO È INDICATA?
La mastoplastica correttiva per mammella tuberosa è indicata nei casi di malformazione della ghiandola mammaria. La malformazione riguarda la ghiandola mammaria, che nel suo sviluppo non “cresce” regolarmente, assumendo alla fine la normale forma a semisfera; invece, come “incarcerata” da una sorta di spessa cotenna, la ghiandola si sviluppa verso l’avanti, ma non lateralmente, assumendo quindi – in vari gradi – una forma a “tubero”. La mammella o le mammelle (la malformazione può essere mono o bilaterale) e’allungata, con una base di impianto al torace molto stretta; di norma le mammelle tuberose sono anche piccole in volume e tendenzialmente cadenti- ptosiche. Spesso le areole sono eccessivamente larghe.Nei casi più gravi la ghiandola è talmente piccola che consiste in un piccolo “bottoncino” localizzato sotto l’areola. La mammella tuberosa può costituire motivo di serio imbarazzo, limitando notevolmente la paziente nella sua vita quotidiana, oltre a ostacolare talvolta anche l’allattamento.
IN COSA CONSISTE?
Mediante un’incisione periareolare, cioè lungo il bordo dell’areola, si isola la ghiandola mammaria, si libera dalle aderenze e si modifica allargandola (tecnica dell’espansione ghiandolare), talora applicando speciali suture che “fissano” la ghiandola nella nuova posizione. Viene posizionata poi una protesi di volume adeguato e di forma il più delle volte anatomica – “a goccia” – e discretamente proiettata in avanti. In presenza di mammelle tuberose di diverso volume, verranno scelte due protesi diverse al fine di ottenere una simmetrizzazione ottimale dei due seni. Ulteriori procedure possono essere praticate sull’areola per ridurne le dimensioni; in rari casi si deve praticare anche una mastopessi classica. L’intervento viene eseguito in anestesia locale e sedazione profonda.
È SICURA?
La correzione delle mammelle tuberose mediante mastoplastica correttiva è un intervento difficile, che produce risultati eclatanti se correttamente eseguito.
LASCIA CICATRICI?
Le suture non lasciano cicatrici visibili, essendo queste collocate al confine tra pelle scura dell’areola e pelle chiara delle mammelle.
QUALE FORMA?
Le mammelle presenteranno finalmente una forma, un volume ed una pozione normale. L’aspetto complessivo del seno sarà gradevole e femminile. La paziente potrà indossare normali reggiseni; il beneficio sul piano psicologico è notevolissimo.
IL RISULTATO?
Il risultato è permanente e naturale, sia alla vista che al tatto.
IN PILLOLE
La procedura permette alla paziente di riprendere praticamente subito le sue normali attività quotidiane, con l’accortezza di evitare sforzi importanti per almeno 15-20 giorni. Il dolore post operatorio è praticamente assente e comunque ben controllabile dai comuni farmaci antidolorifici.Una certa attenzione dovrà essere rivolta alla gestione delle suture (in particolare i punti trans cutanei di ancoraggio della ghiandola al solco mammario), che verranno medicate è controllate frequentemente dal chirurgo.
COSA È?
La mastoplastica correttiva per esiti di intervento precedente malriuscito è un intervento chirurgico eseguito sulle mammelle che in precedenza sono state operate per motivi diversi ma con un risultato estetico poco soddisfacente, oppure con sopravvenute complicanze.
QUANDO È INDICATA?
Le situazioni che richiedono un successivo intervento correttivo a un intervento sono numerose: la più frequente è rappresentata dalla cosìddetta “Contrattura Capsulare”: in seguito all’impianto di protesi mammarie, posizionate per aumentare il volume delle mammelle, in certe pazienti si sviluppa una sorta di reazione di rigetto, che si manifesta con la formazione di una capsula periprotesica troppo spessa e dura; la contrattura della capsula nei casi più gravi produce dolore e deforma il profilo delle mammelle, spostando in alto le protesi che divengono molto visibili e palpabili. Tale complicanza, oggi estremamente rara con le protesi moderne, era più frequente alcuni anni fa, sopratutto nei casi in cui siano state usate protesi di scarsa qualità, posizionate spesso davanti al muscolo pettorale, cioè dietro la ghiandola mammaria.
Oggi le protesi moderne hanno una tecnologia estremamente sofisticata (sono ad esempio microtesturizzate) e vengono posizionate dietro al muscolo pettorale nella maggioranza dei casi (tecnica dual plane), il che rende la contrattura capsulare per nulla frequente.
In altri casi si deve reintervenire dopo un primo intervento poco riuscito per migliorare le cicatrici della pelle, che possono essere più larghe o di colore bianco o scuro. Relativamente frequente è anche il re intervento per sollevare adeguatamente le mammelle dopo una mastopessi (lifting mammario) poco o per nulla riuscito. Assai frequentemente bisogna reintervenire per cambiare il piano di alloggiamento delle protesi: ancora oggi se vengono posizionate davanti al pettorale e la paziente è molto magra, dopo i primi mesi in cui il gonfiore fisiologico maschera il problema, le protesi saranno estremamente visibili e palpabili: in tali casi dovrà essere “cambiato” il piano di inserimento.
IN COSA CONSISTE?
Nei casi di contrattura capsulare si esegue la rimozione (capsulectomia) o l’incisione (capsulotomia) della capsula periprotesica, la rimozione delle vecchie protesi e l’impianto di nuove protesi, spesso al poliuretano; se necessaria si esegue anche una contestuale mastopessi. In presenza di cicatrici di cattiva qualità, queste verranno asportate e si procederà alla nuova sutura estetica per piani. Per gli altri re interventi (cambio piano di posizionamento e mastopessi) si tratta di procedure realizzate ex novo previa rimozione delle vecchie protesi e loro sostituzione.
È SICURA?
Tutti gli interventi correttivi sono in linea di principio più complicati, poiché si tratta di “lavorare” su tessuti già operati, quindi con cicatrici – anche e sopratutto interne- non sempre individuabili in fase di visita pre operatoria. Vengono a tal proposito eseguiti esami specifici, come ecografia e risonanza magnetica, al fine di programmare al meglio la correzione. Eseguita da un chirurgo plastico specializzato, la mastoplastica correttiva per esiti di intervento precedente è comunque un’operazione sicura.
QUALE FORMA?
Le mammelle, spessissimo gravemente deformate dalla contrattura capsulare o da mastopessi poco riuscite, ritornano ad assumere una forma naturale e gradevole; le protesi non sono più visibili e palpabili come prima e le cicatrici residue sono nettamente più accettabili.
IL RISULTATO?
ll risultato della mastoplastica correttiva è sempre migliorativo rispetto alla situazione precedente. Talora si richiedono piccole procedure successive, come laser terapia, al fine di ottimizzarlo.
IN PILLOLE
Le varie procedure correttive possono essere realizzate in anestesia locale – è il caso della correzione semplice delle cicatrici cutanee– con minimo o nullo impegno per la paziente; spesso però – è il caso della contrattura – l’intervento viene realizzato in sedazione profonda ed ha un post operatorio sovrapponibile a quello di una mastoplastica standard: dolore controllabile dai comuni farmaci antidolorifici; ripresa graduale dell’attività fisica dopo 3-4 settimane; necessità di indossare uno specifico reggiseno.
COSA È?
La ginecomastia è un difetto estetico che consiste nello sviluppo anomalo delle mammelle negli uomini. Si parla di ginecomastia vera nel caso in cui l’aumento del volume sia provocato da un aumento della ghiandola mammaria, mentre si parla di ginecomastia falsa (o pseudoginecomastia) quando è provocato da un accumulo di tessuto adiposo.
QUANDO È INDICATA?
Questa procedura è raccomandata nei soggetti maschili di tutte le età che, a causa di questo problema, vivono con grande disagio e imbarazzo le relazioni di tipo interpersonale, poiché viene in parte compromessa la propria immagine di mascolinità.
IN COSA CONSISTE?
L’intervento si svolge in maniera simile, sia che si tratti di ginecomastia vera che in caso di falsa ginecomastia. Spesso le due situazioni sono combinate tra loro.
Se la ginecomastia è provocata da un eccesso di tessuto adiposo, viene eseguito un intervento di liposcultura; nei casi in cui la ginecomastia sia provocata da un eccesso di tessuto ghiandolare, può essere necessario associare alla liposcultura anche l’asportazione chirurgica della ghiandola.
È SICURA?
L’operazione è sicura ed indolore, in quanto viene eseguita in sedazione profonda. Nei giorni successivi potranno apparire lievi gonfiori e ecchimosi che scompaiono in breve tempo.
LASCIA CICATRICI?
Le cicatrici sono sottili, millimetriche nel caso si effettui solo la liposcultura, e comunque irrilevanti dal punto di vista estetico perché vengono collocate esattamente tra la cute dell’areola, più’ scura, e la cute del petto, più chiara.
QUALE FORMA?
La ginecomastia permette di asportare l’eccessivo sviluppo della ghiandola mammaria e i rigonfiamenti di adipe sui pettorali. Il torace e la regione pettorale risulteranno rimodellati, più tonici e virili.
IL RISULTATO?
L’operazione è relativamente semplice per il paziente e i risultati immediati e permanenti. Grazie a questa procedura i soggetti potranno riprendere con disinvoltura le attività quotidiane e affrontare con serenità e naturalezza le relazioni con gli altri.
IN PILLOLE
La durata dell’operazione è piuttosto contenuta ed è di circa una – due ore, in day hospital.
Tutti i punti vengono rimossi dopo circa 2 settimane e una volta trascorse 3 settimane è possibile riprendere una moderata attività sportiva.
A questo tipo di operazione possono sottoporsi soggetti di tutte le età, tuttavia è consigliabile attendere la conclusione della pubertà durante la quale, anche nell’uomo, è normale un transitorio lieve aumento delle dimensioni della ghiandola mammaria.
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